AI e cultura: l’Europa apre il confronto su ruolo e responsabilità

L'AI entra nella cultura. Chi ne definisce il ruolo?

L’Europa sta preparando una strategia specifica per l’intelligenza artificiale nei settori culturali e creativi. La Commissione europea ha aperto una consultazione, attiva fino all’11 settembre 2026, che contribuirà alla strategia prevista per il primo trimestre del 2027. L’obiettivo dichiarato è favorire l’innovazione preservando allo stesso tempo diversità culturale e linguistica, accesso alla cultura e centralità della creatività umana.

L’AI, nelle intenzioni della Commissione, dovrebbe completare e non sostituire il contributo umano.

Per musei, fondazioni, archivi e istituzioni culturali è un segnale interessante. Perché porta il confronto oltre gli strumenti e apre una questione più sostanziale: quale ruolo affidare all’intelligenza artificiale nei processi culturali?

L’AI nella cultura non svolge sempre lo stesso ruolo

Tradurre un testo, organizzare documenti, supportare una ricerca o generare un contenuto destinato al pubblico sono attività molto diverse. Cambiano il livello di autonomia affidato alla tecnologia, le fonti coinvolte, il tipo di verifica necessario e la responsabilità dell’istituzione.

Per questo, quando l’AI entra nei processi di un museo, sapere cosa è tecnicamente possibile fare è solo una parte della decisione. Diventa altrettanto importante capire dove può essere utile, quale conoscenza utilizza, chi verifica ciò che produce e chi mantiene la responsabilità del risultato. Sono decisioni tecnologiche. Ma, quando riguardano il patrimonio, diventano anche decisioni culturali.

La distinzione è concreta anche sul piano organizzativo. Un uso interno e circoscritto può essere governato con procedure relativamente semplici; un contenuto che raggiunge il pubblico coinvolge invece curatela, comunicazione, responsabilità scientifica e reputazione dell’istituzione. Prima dello strumento viene quindi il caso d’uso: che cosa vogliamo migliorare e quale livello di autonomia siamo disposti ad affidare alla tecnologia?

Il patrimonio richiede contesto

Un’opera non è la somma delle informazioni disponibili su di essa. Ha una storia, delle fonti, attribuzioni, relazioni con altre opere e, spesso, interpretazioni che cambiano nel tempo. Lo stesso vale per una collezione, un archivio o un luogo.

L’intelligenza artificiale può rendere più rapido l’accesso a questa conoscenza, collegare informazioni, adattare linguaggi, supportare la traduzione e facilitare la fruizione. Ma la qualità di ciò che restituisce dipende anche dalla qualità delle fonti a cui può accedere e dai criteri con cui quelle fonti vengono selezionate e validate.

È qui che la competenza umana assume un ruolo centrale: non come semplice controllo finale dell’output, ma come parte del processo attraverso cui la conoscenza viene scelta, interpretata e restituita al pubblico.

Per un’istituzione culturale questo significa anche interrogarsi sulla propria base di conoscenza. L’AI può lavorare su informazioni generiche oppure su un corpus selezionato e validato dal museo: i due scenari non sono equivalenti. Più la tecnologia entra nella mediazione culturale, più diventano rilevanti provenienza delle fonti, aggiornamento dei contenuti e possibilità di ricostruire il percorso che porta a una risposta.

Innovazione, fiducia e governance devono procedere insieme

Musei e istituzioni culturali custodiscono qualcosa che va oltre le collezioni: autorevolezza e fiducia. L’introduzione dell’AI deve confrontarsi anche con questo patrimonio immateriale.

Un contenuto può essere formalmente corretto e tecnicamente ben prodotto, ma non per questo essere coerente con il metodo scientifico, il linguaggio o la responsabilità editoriale di un’istituzione. Fonti, verifica, trasparenza e governance dei contenuti diventano quindi parte della riflessione sull’innovazione.

Non per frenare l’utilizzo della tecnologia, ma per renderlo credibile e coerente con la missione culturale dell’organizzazione.

La fiducia diventa particolarmente rilevante quando il visitatore non ha gli strumenti per distinguere ciò che deriva da una fonte scientifica, ciò che è stato rielaborato e ciò che è stato generato. La trasparenza, in questo senso, non coincide soltanto con un’etichetta: riguarda la capacità dell’istituzione di mantenere riconoscibile il proprio metodo e di assumersi la responsabilità di ciò che pubblica.

Dalla sperimentazione ai criteri

La futura strategia AI per i settori culturali e creativi è una delle azioni previste dal Culture Compass for Europe. Nello stesso quadro europeo trova spazio anche lo sviluppo del Common European Data Space for Cultural Heritage. È un passaggio significativo: AI, dati culturali, conoscenza e trasformazione digitale iniziano a essere considerati come parti di uno stesso ecosistema.

Per le istituzioni culturali può essere quindi il momento di affiancare alla sperimentazione tecnologica una riflessione sui propri criteri di utilizzo: dove l’AI può supportare le persone, quali attività richiedono una responsabilità culturale diretta, come garantire la qualità delle fonti, quale livello di trasparenza offrire al pubblico e quali decisioni devono restare in capo all’istituzione.

Non esiste probabilmente una risposta identica per tutti. Ma la capacità di formulare queste domande può diventare parte della maturità digitale di un museo.

Un primo quadro di lavoro può essere molto semplice: definire il caso d’uso, identificare le fonti ammesse, stabilire chi approva gli output, decidere quando informare il pubblico e verificare periodicamente risultati e criticità. Non è ancora una policy completa, ma sposta l’adozione dell’AI da una somma di esperimenti a una scelta organizzativa consapevole.

Intelligence for Culture

Per TOM, il punto di partenza è nell’incontro tra le possibilità dell’intelligenza artificiale e la conoscenza, la competenza e la responsabilità di chi il patrimonio lo studia, lo conserva e lo racconta.

Intelligenza umana e artificiale per generare nuovo valore dal patrimonio culturale.

FAQ

Quale ruolo può avere l’intelligenza artificiale nei musei?

L’AI può supportare attività diverse: organizzazione e ricerca delle informazioni, traduzione e adattamento dei contenuti, accessibilità, produzione multimediale, analisi dei dati e alcuni processi operativi. Il livello di supervisione necessario cambia però in base alla funzione: una traduzione non comporta le stesse responsabilità di un contenuto interpretativo destinato al pubblico.

L’AI può supportare attività diverse: organizzazione e ricerca delle informazioni, traduzione e adattamento dei contenuti, accessibilità, produzione multimediale, analisi dei dati e alcuni processi operativi. Il livello di supervisione necessario cambia però in base alla funzione: una traduzione non comporta le stesse responsabilità di un contenuto interpretativo destinato al pubblico.

Tra le questioni più rilevanti ci sono affidabilità delle informazioni, qualità delle fonti, perdita di contesto, trasparenza verso il pubblico, gestione dei diritti e responsabilità editoriale. Il rischio dipende anche dal ruolo attribuito all’AI e dal grado di autonomia con cui viene utilizzata.

Un primo passo è definire criteri chiari: per quali attività utilizzare l’AI, su quali fonti può lavorare, chi verifica gli output, quali contenuti richiedono approvazione scientifica e come comunicare al pubblico l’intervento della tecnologia. La governance dovrebbe precedere o accompagnare l’adozione dello strumento.

È una delle azioni previste dal Culture Compass for Europe. La Commissione europea sta raccogliendo contributi dal settore e prevede di presentare la strategia nel primo trimestre del 2027. L’obiettivo è sostenere innovazione e competitività preservando il contributo umano, l’accesso alla cultura e la diversità culturale e linguistica europea.